martedì 10 agosto 2010

La sanità Aquilana: Molti problemi, poche soluzioni

* di Rosella Gentile

Con il sisma sono venuti fuori chiaramente tutti i limiti della classe dirigente della sanità aquilana.Una testimonianza di ciò è il fatto che il nostro ospedale, a distanza di più di un anno, versa ancora in una situazione di precarietà in molti settori. Fin dai primi giorni abbiamo assistito al seguente scenario: da una parte alcuni operatori che con grande senso civico ed attaccamento al posto di lavoro si adoperavano per garantire i servizi agli utenti, lavorando in condizioni veramente disumane sia nelle tende presso l’ospedale che nelle tendopoli, dall’altra una dirigenza chiusa nel silenzio. Questo contrasto tra l’affannarsi dei primi nel cercare di assicurare l’assistenza in ogni modo e l’assenza di linee guida organizzative degli altri è andato avanti per mesi.

Mentre si assisteva in città al fervore dei lavori per il progetto C.A.S.E e la costruzione di nuove scuole per arrivare pronti all’apertura dell’anno scolastico, in ospedale era tutto fermo, anche quelle ali non danneggiate strutturalmente o nelle quali erano già in fase di ultimazione i lavori di sistemazione erano deserte.Non sono state prese per niente in considerazione offerte e progetti che prevedevano una nuova strutturazione dell’ospedale, vedi la proposta Enpam per un nuovo ospedale o quella di Gino Strada per la costruzione di un torrione centrale che avrebbe ridotto le spese di gestione che sono notoriamente enormi.

Persino la struttura del G8, che i nostri militari montano nelle zone di guerra in una settimana, ha tardato ad aprire. La direzione generale non ha ritenuto necessario, ovviamente, tenere al corrente i lavoratori della situazione reale dell’ospedale e delle scelte che man mano si facevano, d'altronde chi manda effettivamente avanti l’ospedale da anni in una situazione di carenza di personale, turni massacranti, nell’inefficienza della dirigenza, con gli stipendi più bassi d’Europa, non ha diritto di conoscere le scelte della sua azienda, è solo un numero di matricola anche per direttori che si dichiarano progressisti!!.

Ma l’azienda non è stata l’unica assente c’è anche il sindacato , il nostro sindacato, la CGIL, con il quale abbiamo affrontato le più grandi lotte per i diritti dei lavoratori e per la difesa della sanità pubblica, che in questo sfacelo della sinistra era diventata per noi lavoratori l’unico punto di riferimento, non c’era e continua a non esserci, nessuna assemblea, nessun volantino, nessuna presa di posizione forte sugli affitti scandalosi dei reparti a Villa Letizia.
Intanto i problemi della città aumentano, le condizioni di lavoro peggiorano e le scelte politiche fondamentali per la rinascita della città e delle due strutture, che sono il fondamento dell’economia aquilana, l’università e l’ospedale, tardano a venire o sono poco chiare.
Si pensi al ritardo nell’utilizzare i 50 milioni di euro dell’assicurazione ed i soldi dell’art. 20 che in regione hanno tentato di indirizzare al pareggio di bilancio della sanità regionale.

Anche la scelta della fusione delle ASL proprio in un momento in cui L’Aquila aveva bisogno di lavorare da sola, senza dispendio di energie e fondi, fanno pensare ad una volontà precisa di affossare la nostra città.

Una soluzione ci sarebbe, ma chi la propone non viene ovviamente ascoltato: una legge regionale speciale per L’Aquila.
Questa permetterebbe di superare tutte le limitazioni imposte dal piano di rientro che penalizzano cittadini e lavoratori già penalizzati dal sisma, rilancerebbe l’ospedale sia in senso qualitativo che antideflazionistico rispetto alla situazione occupazionale.E non si ponga sempre il problema delle risorse perché questa operazione potrebbe essere a costo zero se solo si razionalizzassero le spese per i convenzionamenti, soprattutto nel settore riabilitativo, che tutti sappiamo essere un business per gli imprenditori privati che gonfiano le prestazioni alle stelle. Se tali settori,che impegnano notevoli risorse della spesa sanitaria, tornassero alla gestione diretta delle ASL ci sarebbe a conti fatti un risparmio notevole. Cosa pensa la CGIL di questo? Vuole continuare a subire il “ricatto occupazionale” degli imprenditori privati o lottare per una sanità pubblica forte e non subalterna a quella privata?

* iscritta FP-Cgil L’Aquila

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